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Abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere la riduzione della TARI per le attività messe in crisi dalla pandemia che ha inciso profondamente anche sulla nostra l’economia comunale.

Il perdurare delle restrizioni ha messo, e continua a mettere tutti gli operatori in difficoltà, con una crescita costante del numero di chi rischia davvero di dovere chiudere la propria attività.

Luoghi come palestre, bar e ristoranti sono sempre stati visti come “pericolosi” e veicolatori del virus e, salvo brevi periodi, hanno subito diverse e confuse limitazioni a fronte delle quali non hanno avuto equo ristoro rispetto alle perdite subite. 

Molte attività sono state costrette a passare dalla riduzione drastica del 50% dei coperti, all’apertura fino alle 18, alla chiusura totale durante il lockdown, all’apertura parziale solo a pranzo con tavoli da massimo 4 coperti se tra persone non congiunte fino alla chiusura con sola possibilità di asporto.

Tutte queste limitazioni imposte a causa della pandemia hanno determinato la profonda crisi e, di conseguenza la drastica riduzione della quantità di rifiuti prodotta.

Il costo della Tari (la tassa rifiuti) invece non ha arrestato la sua corsa. Tra le attività che pagano di più ci sono, tra le altre, palestre, ortofrutta, fiorai, ristoranti, pizzerie e bar, alberghi e negozi che già duramente colpite dagli effetti della pandemia, hanno costi di gestione fissi ancora troppo alti e non proporzionati ai ricavi e si troveranno saranno costrette a pagare la Tari anche se chiuse o parzialmente chiuse da mesi.

Anche a livello regionale il gruppo consiliare Rete Civica – Progetto Emilia-Romagna ha presentato un’interrogazione al fine di sensibilizzare la Giunta regionale su questa problematica che impatta su moltissime realtà economiche

È quindi opportuno che l’Amministrazione comunale di Sasso Marconi intervenga a favore di tutte le attività del terzo settore ( ad es. palestre, ristoranti, bar, pizzerie, albergatori, negozi, hotel etc.) per esonerare o ridurre in modo proporzionale la TARI, secondo il principio europeo che “chi inquina paga”, considerato che queste attività, per prime, hanno dovuto investire per adeguarsi alle prescrizioni anti-Covid e che oggi risultano tra le più colpite dagli effetti economici causati dalla pandemia, avendo ad oggi ricevuto esigui ristori rispetto alle perdite subite.